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The Nun - La vocazione del male

2018, Horror

Recensione The Nun: il Male per soldi... ma non per vocazione

La recensione di The Nun - la vocazione del male: lo spinoff di The Conjuring evoca il terrificante demone suora Valak, che infesta un tetro monastero in Romania.

Arriva in sala The Nun - La vocazione del male, il più recente capitolo del Conjuring Universe, terzo spin-off della fortunata e spaventosa saga principale dopo quelli dedicati alla bambola Annabelle. The Nun si incentra sulla storia di Valak, il terrificante demone dalle sembianze di suora che appare in Conjuring 2 e che costituisce l'antagonista principale dei coniugi Warren durante le indagini soprannaturali sul caso Enfield. Pur essendo Valak una delle creature più impressionanti e spaventose di tutta la saga, il film a esso dedicato non è neanche lontanamente paragonabile ai suoi predecessori: The Nun si mette molto d'impegno per spaventare lo spettatore ma, pur abbondando di jump scare e di momenti angoscianti, non ci riesce mai così bene come i The Conjuring o Annabelle: Creation.

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Una trama mal costruita e dai risvolti poco coinvolgenti

Nei primi anni Cinquanta, Suor Irene (Taissa Farmiga), una giovane novizia che sta per prendere voti, e Padre Burke (Demián Bichir) un prete dall'oscuro passato, vengono inviati dal Vaticano ad indagare sul misterioso e raccapricciante suicidio di una suora in un isolato convento della Romania (l'abbazia di S. Carta, realmente esistente e situata in Transilvania) popolato da oscure e demoniache presenze. La premessa alla base di The Nun è certamente avvincente ma purtroppo resta uno dei pochi punti di forza del film: la trama, dopo un incipit abbastanza intrigante, non viene sviluppata in maniera coerente, rendendo le azioni dei personaggi spesso immotivate e fini a se stesse (questo, come vedremo, vale anche per Valak).

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Avendo visto The Conjuring - Il caso Enfield sappiamo già che Valak non verrà sconfitto e che in qualche modo tornerà a perseguitare i coniugi Warren: per rendere interessante un film di cui già si conosce il finale è necessario creare dei protagonisti ben caratterizzati e carismatici, che portino lo spettatore a provare empatia nei loro confronti e a preoccuparsi per il loro destino. Ma dei pochi personaggi di The Nun non viene neanche approfondito il passato, che è solo vagamente accennato, e le motivazioni che muovono le loro azioni nella storia, lasciando lo spettatore annoiato ed indifferente.

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Valak, il demone burlone

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Per gran parte del film non si riesce nemmeno a capire quale sia l'intento del terrificante demone al centro della storia, ciò che lo spinge a compiere determinate azioni: quando Valak attacca i nostri protagonisti sembra che si limiti a tendere loro degli scherzi elaborati e senza mai manifestare la reale intenzione di fargli del male. Un esempio fra tutti quando decide di richiudere padre Burke in una bara e di seppellirlo vivo: oltre a dargli la possibilità di farsi salvare, dotando la bara di una campanella con cui attirare l'attenzione di Irene, lascia pure una pala li vicino per facilitare l'operazione di salvataggio. Scene di questo tipo, purtroppo numerose, non aggiungono nulla dal punto di vista narrativo e non riescono quindi a spaventare lo spettatore. Si rischia di restare delusi anche dal fatto che Valak - che per il tipo di impatto che ebbe in The Conjuring 2 è la ragione principale per cui molti vedranno questo film - compaia poco e in momenti estremamente distanti tra loro: per gran parte del tempo ci si aspetta che la terribile suora dalle fauci affilate entri in scena, terrificante come lo era nel film precedente, senza però essere mai accontentati.

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Troppi clichè, troppi jump scare

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Nemmeno i jump scare sono ben costruiti: oltre ad essere fin troppo prevedibili sono sovradosati ben più quanto sarebbe necessario, a differenza dei capitoli di The Conjuring in cui erano ben studiati e strategicamente collocati. Scene in cui la giovane protagonista cammina lentamente per un corridoio buio, e viene poi puntualmente attaccata da una qualche terrificante creatura in agguato, sono fin troppo numerose, lasciando puntualmente lo spettatore più annoiato che spaventato. In The Nun si fa spesso ricorso a cliché ed escamotage già visti e rivisti in film di questo genere: la soluzione al problema, come in The Conjuring 2 basata sulla scoperta dell'identità del demone, ci viene data attraverso dei libri ritrovati per caso dai protagonisti. Questo tipo di scelte narrative rendono evidente quanto poco ci si sia impegnati nella scrittura del film, forse sottovalutando il pubblico degli horror che ultimamente è abituato a storie ben più originali e meglio costruite e sottovalutando il potenziale della saga originale. Di questa svogliatezza ci sia accorge anche per il continuo rifarsi ai momenti più significativi dei film precedenti: Come dimenticarsi di quando Valak sotto forma di ombra scivola sulla parete di casa Warren per poi fondersi con il quadro che lo rappresenta? Sostituendo il quadro con uno specchio la medesima scena viene riproposta in The Nun.

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Dobbiamo aspettarci un The Nun 2?

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The Nun è forse il meno riuscito tra i film del Conjuring Universe ma è tra tutti quello che negli Stati Uniti ha incassato di più nel weekend d'apertura: questa saga, unicum nel mondo degli horror, ha avuto un tale impatto sugli amanti e non del genere che ogni nuovo capitolo è destinato a riscuotere un successo pari se non superiore a quello dei precedenti. Anche se The Nun ha deluso molte delle aspettative dei fan, la suora demoniaca che tanto li ha affascinati in The Conjuring 2 potrebbe essere destinata a tornare sul grande schermo per un secondo film come protagonista, magari ripetendo quanto accaduto per Annabelle in cui il secondo capitolo, Annabelle 2: Creation, è stato di gran lunga migliore del primo. Vista la qualità di questa pellicola non sarà troppo difficile.

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Recensione The Nun: il Male per soldi... ma non...
Carlotta Deiana
Redattore
2.0 2.0
Cinecittà World
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